Assunzioni, la mobilità volontaria preventiva ha tempi dilazionati

Il processo di assunzione nelle pubbliche amministrazioni in Italia sta subendo un rallentamento a partire dal 1° gennaio 2025, poiché è stato reintrodotto l’obbligo di valutare la mobilità volontaria prima di procedere con nuove assunzioni tramite concorso pubblico

14 Gennaio 2025
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Il processo di assunzione nelle pubbliche amministrazioni in Italia sta subendo un rallentamento a partire dal 1° gennaio 2025, poiché è stato reintrodotto l’obbligo di valutare la mobilità volontaria prima di procedere con nuove assunzioni tramite concorso pubblico. Questo obbligo era stato reso facoltativo fino alla fine del 2024, in base all’articolo 3, comma 8 della legge 56/2019, parte di una serie di misure volte a accelerare le assunzioni mirate e il ricambio generazionale.

La normativa in vigore ora richiede agli enti pubblici di esplorare prima tutte le possibilità di coprire i posti disponibili attraverso il trasferimento volontario di dipendenti da altri enti, conformemente all’articolo 30 comma 2-bis del Dlgs 165/2001. Questa politica è pensata per ottimizzare l’allocazione delle risorse umane già presenti nel settore pubblico e per limitare le nuove assunzioni, contribuendo così a contenere le spese pubbliche.

Gli enti devono pubblicare un avviso di mobilità volontaria sul Portale del reclutamento (InPa) per almeno 30 giorni. Questa procedura non è equiparabile ai concorsi pubblici, per i quali il termine minimo di pubblicazione è di dieci giorni. La scadenza della facoltatività della mobilità volontaria implica che, prima di indire un concorso pubblico o di utilizzare una graduatoria esistente, le amministrazioni debbano esaurire le opzioni di mobilità interna e verificare la disponibilità di dipendenti idonei al trasferimento.
Questa decisione di non prorogare ulteriormente la deroga sembra in linea con altre recenti misure legislative che tendono a frenare l’accelerazione del ricambio generazionale, come quelle che permettono, seppur in casi limitati, il mantenimento in servizio dei dipendenti o l’aumento dell’età per la pensione. La situazione potrebbe subire ulteriori evoluzioni, in particolare con la possibile conversione del decreto Milleproroghe 2024.

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